Blended è un termine molto utilizzato nella formazione. Unito a “coaching” può dare un significato più flessibile e diversificazioni notevoli

Il termine “Blended” più che al Coaching, si affianca nell’immaginario collettivo a quello di “formazione”.

“Formazione Blended” per me è stata una genialata linguistica per veicolare modalità di formazione, magari ostiche, forse innovative e che, pur dando risultati eccellenti, non erano accolte benevolmente dai “classici puristi della formazione”. Spero vivamente che, in una realtà di business come quella italiana nella quale il processo di Coaching non ha ancora il successo che merita, affiancare il termine “blended” possa avere lo stesso effetto trainante ottenuto con “formazione”.
Ultimamente la sensazione è che ci siano più scuole di Coaching di quanti sappiano cos’è il Coaching, ma torniamo al topic dell’articolo.
Ma quali sono le differenze? Nel processo di coaching puro, il professionista non può scostarsi dal suo ruolo e quindi, sia il formare, sia il fare consulenza non sono considerabili. Questa posizione risulta alla fine molto rigida e nella realtà aziendale e con professionisti e in Life Coaching pure, ci si trova molte volte alle strette. Informare a priori il nostro committente di un intervento Blended Coaching, ci permette di rispondere in modo più sereno alle richieste e alle esigenze emerse nella parte di analisi del contesto.
Questo permetterebbe di aprire delle possibilità ulteriori e potenzianti in diversi settori.

BLENDED COACHING E FORMAZIONE. Sempre più i formatori si accorgono che le competenze del coach rendono più Leggi tutto

La “cassetta degli attrezzi” di un Coach

 

Cassetta attrezzi

ABSTRACT

Sapere dove andare è già un buon punto di partenza, sapere cosa portare con sé significa essere vicini al successo!

Ognuno di noi Coach porta con sé un bagaglio di competenze e conoscenze che mette a disposizione dei propri clienti perché arrivino là dove sentono di arrivare, e oltre. La concretezza, l’efficienza, la velocità e la chiarezza del processo di Coaching necessitano di una road map ben definita e di tool che siano di riferimento nella creatività personale.

Un’opera non da poco, quella che si prefigge questa rubrica (edita in CoachMag il Magazine del Coach): raccogliere gli strumenti più significativi e i riferimenti alla formazione adeguata, da inserire nel proprio bagaglio, nella mitica “cassetta degli attrezzi del Coach”. 

E allora possiamo partire con il nostro coachee, portando nel suo centro la sua vita, per dove lo può portare, e anche oltre.

L’intento è decisamente impegnativo ed ambizioso: fornire quanti più “tool” possibili per l’operatività della nostra professione e spunti di riflessione per formazioni performanti e concrete. Considerando che oggi nel procedimento classico in qualsiasi tipo di coaching vengono inglobate  tecniche non prettamente storiche, l’opera è di non poco conto, stupendamente ardua, potenziante ed emozionante . Grazie da adesso del tempo che ti dedicherai, ne rimarrai soddisfatto e, anche se non sei un coach, potresti avere la risposta a molte tue domande.

Alcune delle situazioni che incontra un coach con il suo cliente (Coachee), possono essere le seguenti: il cliente ha difficoltà a focalizzare l’obiettivo, deve cambiare direzione e non ce la fa, ha necessità di rimodulare il piano iniziale, è bloccato e non parte, inizia da zero e non sa dove andare, ha un’emozione che lo blocca, non startappa, non sa come veicolarsi in internet, ecc.

Se sei un coach vali per quello che riesci a far raggiungere al tuo Coachee: i suoi risultati.

Quindi, cosa fai? Cosa estrai dalla tua “magica cassetta degli attrezzi” per aiutare il tuo Coachee?

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