Blended è un termine molto utilizzato nella formazione. Unito a “coaching” può dare un significato più flessibile e diversificazioni notevoli

Il termine “Blended” più che al Coaching, si affianca nell’immaginario collettivo a quello di “formazione”.

“Formazione Blended” per me è stata una genialata linguistica per veicolare modalità di formazione, magari ostiche, forse innovative e che, pur dando risultati eccellenti, non erano accolte benevolmente dai “classici puristi della formazione”. Spero vivamente che, in una realtà di business come quella italiana nella quale il processo di Coaching non ha ancora il successo che merita, affiancare il termine “blended” possa avere lo stesso effetto trainante ottenuto con “formazione”.
Ultimamente la sensazione è che ci siano più scuole di Coaching di quanti sappiano cos’è il Coaching, ma torniamo al topic dell’articolo.
Ma quali sono le differenze? Nel processo di coaching puro, il professionista non può scostarsi dal suo ruolo e quindi, sia il formare, sia il fare consulenza non sono considerabili. Questa posizione risulta alla fine molto rigida e nella realtà aziendale e con professionisti e in Life Coaching pure, ci si trova molte volte alle strette. Informare a priori il nostro committente di un intervento Blended Coaching, ci permette di rispondere in modo più sereno alle richieste e alle esigenze emerse nella parte di analisi del contesto.
Questo permetterebbe di aprire delle possibilità ulteriori e potenzianti in diversi settori.

BLENDED COACHING E FORMAZIONE. Sempre più i formatori si accorgono che le competenze del coach rendono più Leggi tutto